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Posted by on Mar 30, 2018 in Blog, Lavoro & Clienti | 0 comments

Investire sulla musica? Non possono esserci solo i privati!

Investire sulla musica? Non possono esserci solo i privati!

 

Sono fortunato: essere imprenditore mi porta in contatto con tante realtà diverse, dandomi modo di approfondire tematiche da un’angolazione più che privilegiata. Con la mia azienda (Livecode), infatti, negli ultimi mesi, ho curato la strategia comunicativa di iniziative, formazioni e progetti musicali che, con le loro attività, hanno lasciato e stanno lasciando un segno importantissimo culturale e sociale nella nostra città. Parlo dei 200 eventi e più musicali di Piano City Napoli che si sono tenuti in tutta la città e che hanno affollato le piazze; della Nuova orchestra Scarlatti che ha appena festeggiato i suoi 25 anni di attività e che con orgoglio da un quarto di secolo porta la musica nel mondo; del Coro Mulan, che cura la formazione musicale e l’integrazione dei bambini cinesi in italia; di Progetto Sonora, una realtà didattica e concertistica di alto profilo.

Tutte queste iniziative e formazioni, ognuno a suo modo e con la sua “specificità”, contribuiscono, non solo ad arricchire culturalmente la società, ma portano avanti in maniera tangibile quello che da sempre è un primato napoletano e italiano che fa parte del nostro DNA: la musica. Seguendo con la comunicazione questi importanti attori del settore e il loro impegno concreto sul territorio, a un certo punto, mi sono chiesto se le istituzioni investano abbastanza risorse nelle realtà musicali che, quasi sempre, solamente con le proprie forze – e troppo spesso a fatica – non solo tramandano un sapere che da secoli è un nostro vanto nel mondo ma rappresentano a volte anche l’unico baluardo sociale e aggregativo per le nuove generazioni, soprattutto in zone svantaggiate.

 

Ma è così ovunque?

Eh no. Proprio questa riflessione mi ha richiamato alla mente il Maestro José Antonio Abreu, scomparso da poco, che per tutta la sua vita ha sognato e poi realizzato in Venezuela “El sistema”, una rete di 1.500 orchestre e cori giovanili vantando la partecipazione di un milione di ragazzi, in maggior parte provenienti dalle baraccopoli di Caracas e zone limitrofe.

Fin dall’inizio, il nostro lavoro s’è ispirato al principio secondo cui l’educazione artistica non è un bene d’élite, deve bensì consolidarsi come eminente diritto sociale dei nostri popoli

spiegò il maestro, realizzando quindi “El sistema”, un sistema di educazione musicale pubblico, diffuso e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini di tutti i ceti sociali.

Sin da bambino, nella più tenera infanzia, volevo essere un musicista e, grazie a Dio, ci sono riuscito. Dai miei insegnanti, dalla mia famiglia e dalla mia comunità ho ricevuto tutto il supporto necessario per diventare musicista e per tutta la vita ho sognato che qualsiasi bambino venezuelano potesse avere la stessa possibilità che ho avuto io. Mi è nata nel cuore, assieme a quel desiderio, l’idea di rendere la musica una realtà profonda e globale per il mio Paese

Il direttore della Los Angeles Philarmonic, Gustavo Dudamel, nato musicalmente da El sistema ha scritto in una commovente lettera per ricordarlo: “José Antonio Abreu, come nessun altro ai nostri tempi, ci ha insegnato che l’ispirazione e la bellezza trasformano irreversibilmente lo spirito di un bimbo, rendendolo un essere umano più pieno, più completo, più felice e, perciò, un cittadino migliore”.

Perché allora non seguire le orme di questi uomini straordinari come lo stesso Abreu e questi esempi di alto valore civile? E non investire di più in un settore chiave qual è quello della cultura, soprattutto a Napoli, dove nel Cinquecento nacquero i primi conservatori e dove la fama dei suoi compositori ha rappresentato nella storia il fiore all’occhiello di tutta la musica a livello mondiale?

 

Già, perché no?

“Con la cultura non si mangia” disse qualche anno fa un Ministro dell’Economia ma probabilmente non considerò per ragioni di opportunità, oltre al valore prettamente sociale, anche quello dell’indotto: quante attività possono coadiuvare i professionisti della musica? Quanti turisti gli eventi musicali richiamano? Quanti sbocchi professionali in più potrebbero esserci per gli stessi musicisti, per queste professionalità che basano la propria intera vita sulla disciplina e sullo studio per trovare nella musica una perfezione, se venisse data loro la possibilità di uscire dalla precarietà o dall’impossibilità di trovare lavoro sul territorio?

Riporto parte dell’appello – che ovviamente condivido e sostengo – di padre Antonio Loffredo che su Repubblica ha dichiarato:

Com’è possibile che Napoli non abbia una “sua” struttura e orchestra pubblica, in cui far primeggiare il valore (anche) sociale del fare musica insieme? Com’è accettabile che tutte queste sue corali espressioni, cito per tutti la “Scarlatti” che ha alle spalle una storia importante, vivano grazie al terzo settore? E com’è ammissibile che in un posto così – dove continuano a fiorire talenti di ogni genere musicale, di ogni età, frutto di intuizioni e contaminazioni tra le più diverse – non vi siano un sostegno dello Stato e una “cura” dell’amministrazione centrale riferita a questa capacità di fare rete che incarna l’idea stessa di orchestra?

Dello stesso avviso è anche lo stesso Maestro Gaetano Russo, fondatore della Nuova Orchestra Scarlatti:

Serve l’orchestra pubblica a Napoli e un auditorium. In tal senso, Napoli è un’anomalia in Europa. Tutte le città medie ce l’hanno, per non dire quelle grandi. Monaco di Baviera ha sette orchestre, Roma e Milano due.

Può mai essere quindi, che una città come Napoli non sostenga adeguatamente e non valorizzi come dovrebbe un suo patrimonio non solo storico ma anche attuale cioè i suoi ragazzi che studiano discipline musicali o che troveranno nel prossimo futuro la loro strada nella musica? Può mai essere che il pubblico declini le proprie responsabilità rimpallandosele in una burocrazia infinita tra vari livelli di governo e istituzioni investendo troppo poco, in un settore, che a dispetto dei pregiudizi – come ho avuto modo di osservare – smuove un sacco di persone, affollando la città per ascoltare la musica, demandando quest’aspetto così importante a iniziative di singoli privati?

No, non può essere. Non deve essere così.

Suonare in un’orchestra come cantare in un coro per il Maestro Abreu è molto di più di studiare la musica, vuol dire “entrare in una comunità, in un gruppo che si riconosce come interdipendente”, imparando tutti insieme a perseguire un unico scopo, per questo è così importante per i cittadini di oggi ma anche per quelli di domani.

Le istituzioni pubbliche, dal canto loro, devono formare persone di valore per creare una società migliore e investire nei settori di eccellenza, che garantiscano un ritorno e che attraggono turisti; per Napoli, la musica.

 

(in foto: il concerto d’inaugurazione di PianoCity Napoli 2018, con 21 pianoforti a piazza del Plebiscito, Napoli)

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